L’Ufficio parlamentare di Bilancio (UpB) ha espresso una chiara posizione in merito alla proposta di una nuova definizione agevolata dei debiti fiscali. Durante l’audizione presso la commissione Finanze del Senato sul disegno di legge 1375, che introduce la cosiddetta rottamazione-quinquies, il consigliere Valeria De Bonis ha messo in evidenza le inefficienze strutturali del sistema di riscossione.
Secondo l’analisi dell’UpB, le numerose misure di sanatoria fiscale adottate negli ultimi vent’anni non hanno migliorato il meccanismo di recupero dei crediti erariali. Al contrario, queste iniziative hanno spesso compromesso l’efficacia della riscossione coattiva, alimentando aspettative di condoni futuri da parte dei contribuenti e riducendo la compliance fiscale.
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Nuova rottamazione quinquies, cosa succede?
I dati più recenti offrono un quadro allarmante. L’Italia, secondo le statistiche dell’OCSE del 2022, è tra i Paesi con il più alto rapporto tra debiti fiscali non riscossi e il totale delle entrate, attestandosi al 181%, seconda solo alla Grecia. Inoltre, solo il 5% dei crediti insoluti viene effettivamente recuperato, evidenziando l’inefficacia del sistema attuale.
Un altro problema strutturale riguarda l’assenza di un meccanismo automatico per il discarico dei crediti inesigibili. L’iter per accertare l’inesigibilità di un credito è lungo e complesso, rendendo difficoltosa la gestione del cosiddetto “magazzino fiscale”. Alla fine di novembre 2024, il totale dei crediti affidati all’Agente della Riscossione ha raggiunto la cifra record di 1.865 miliardi di euro, registrando un incremento del 36,5% rispetto al 2019. Tuttavia, di questa somma, solo 178 miliardi di euro (pari al 9,5% del totale) sono stati effettivamente incassati, lasciando un’enorme quantità di crediti non riscossi.
Un aspetto significativo di questo fenomeno è che la maggior parte delle cartelle riguarda debiti di importo inferiore a 1.000 euro e coinvolge prevalentemente persone fisiche. Questo dato suggerisce che una parte rilevante del magazzino fiscale è costituita da piccole posizioni difficili da recuperare, piuttosto che da grandi debitori.
Il ddl rottamazione-quinquies: una soluzione inefficace?
Il disegno di legge in discussione ripropone misure di condono già sperimentate in passato, ma con condizioni più vantaggiose per i contribuenti. Tuttavia, l’UpB ha sollevato diverse criticità. Una delle principali riguarda il rischio di conflitto con l’obiettivo del discarico del magazzino crediti entro il 2031, stabilito dal decreto attuativo della legge delega sulla riforma fiscale.
Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalla possibilità, concessa agli Enti locali, di introdurre proprie definizioni agevolate. Questa frammentazione potrebbe creare difficoltà operative e aumentare l’incertezza nel sistema fiscale.
L’UpB sottolinea inoltre che la continua introduzione di misure di rottamazione e saldo e stralcio rischia di minare la fiducia nel sistema fiscale, riducendo la propensione dei contribuenti a pagare tempestivamente i tributi dovuti. La previsione di nuove agevolazioni potrebbe incentivare comportamenti opportunistici, con il rischio che alcuni contribuenti scelgano di rimandare i pagamenti nella speranza di futuri condoni.
La necessità di una riforma strutturale
Piuttosto che affidarsi a misure straordinarie e temporanee, l’UpB suggerisce una riforma organica del sistema di riscossione. Uno degli interventi più urgenti riguarda la semplificazione delle procedure per il riconoscimento dell’inesigibilità del credito, un processo già parzialmente avviato con il decreto legislativo 110/2024 sulla riforma della riscossione.
Un altro aspetto cruciale è l’ottimizzazione dell’interoperabilità tra le banche dati fiscali. L’Agenzia delle Entrate dispone di un vasto patrimonio informativo che, se utilizzato in modo più efficace, potrebbe migliorare il recupero dei crediti e ridurre il carico fiscale complessivo.
In definitiva, sebbene la rottamazione-quinquies possa rappresentare una soluzione temporanea per alcuni contribuenti, le problematiche strutturali del sistema di riscossione richiedono interventi più profondi. Solo attraverso una riforma mirata sarà possibile garantire un recupero crediti più efficiente e una maggiore equità fiscale.







